La situazione in cui versa il Sistema sanitario Regionale ha
raggiunto ormai livelli di crisi non più sopportabili.
Un sistema dai costi fuori controllo e che non riesce più ad
erogare servizi all’altezza della domanda posta dai cittadini e a
garantire, nei fatti, un sistema di tutela sanitaria universale.
Pesa, certamente, in questa situazione la pesantissima
eredità lasciata dalla Giunta Storace con il suo corredo di un deficit di
portata colossale.
Ma a 3 anni dal cambio di maggioranza alla Regione questa
giustificazione non è più sufficiente.
Alla Giunta di Centrosinistra va riconosciuto il merito di
aver avuto il coraggio di affrontare di petto e in piena trasparenza il
nodo del deficit sanitario. Ma, purtroppo, lo ha fatto in modo non adeguato e
tardivo. Non ha avuto il coraggio di prendere di petto le ragioni strutturali
che ci consegnano un sistema sanitario che costa molto, troppo, e funziona
male. Non ha avuto il coraggio di modificare i veri gangli delle
disfunzioni: dal peso abnorme del privato, dalla debolezza della presenza sul
territorio che giustifica ed amplifica il peso eccessivo delle strutture
ospedaliere in un circolo vizioso senza fine,dalla presenza
asfissiante dei poteri forti che portano alla moltiplicazione all’infinito dei
centri di potere e, per cui, di spesa, alla questione della
moltiplicazione algebrica dei primariati, alla questione della farmaceutica, e
l’elenco potrebbe continuare.
Mancando un progetto alternativo all’esistente e davanti
all’inevitabilità di rientrare dal colossale deficit si è imboccata la strada
dei semplici interventi contabili, dei semplici tagli matematici. Mancando un
progetto ha vinto la logica ragionieristica e non è credibile una logica dei
due tempi, oggi i tagli e domani il progetto, perché cosi i tagli
decisi oggi rendono ancora più forte e immodificabile il modello
esistente.
Questa situazione, già per se grave, diventa drammatica nel
momento in cui entra in campo il ricatto economico, il vero tentativo di
strangolamento, messo in atto dal Governo delle destre nei confronti
della Regione Lazio. Il piano inclinato fatto di mancanza di
progettualità alternativa all’esistente, logiche ragionieristiche, rappresenta
l’offensiva del Governo che porta inevitabilmente all’approdo di questi giorni,
ai provvedimenti presi dal Commissario ad acta sulla reintroduzione dei
ticket (di cui noi invece chiediamo l’abolizione immediata), il taglio dei
fondi contrattuali per i dipendenti, il blocco del turn-over.
Il Partito dei Comunisti italiani di Roma, davanti ad una
situazione ormai insostenibile crede inevitabile aprire una riflessione
politica che punti a delineare un altro modello di sanità che coniughi
risparmi di gestione con rilancio del sistema pubblico di sanità e la garanzia
dell’universalità dell’accesso ai servizi sanitari.
Il Comitato Federale di Roma decide di avviare al proprio
interno questa riflessione per elaborare linee strategiche che caratterizzino il
Partito all’interno del dibattito che si è aperto sul Piano
Sanitario Regionale, dibattito che dovrà sfociare in una forte iniziativa
pubblica di presentazione delle nostre proposte e fornire a tutte le strutture
del Partito le linee per sviluppare una vera iniziativa di massa.
Approvato
all’unanimità nella riunione del 2 dicembre 2008
Sanità nel Lazio
mercoledì 03 dicembre 2008
Il Comitato Politico della federazione di Roma ha approvato nella riunione del 2 dicembre 2008 un ordine del giorno riguardo l'attuale grave situazione della sanità nella nostra regione.
I
feroci provvedimenti antipopolari messi in campo dal Governo delle destre,
l’affacciarsi anche nel nostro paese dei primi effetti devastanti della crisi
economica del capitalismo mondiale hanno spinto lo sviluppo di forti
mobilitazioni di massa, dal movimento in difesa della scuola e dell’università
pubblica, alla mobilitazione di settori impegnati nel mondo del lavoro, dal
pubblico impiego, ai metalmeccanici,al commercio.
In
questo scenario il governo mette in campo un’offensiva che punta alla divisione
del movimento sindacale, all’isolamento della CGIL ed ha come obiettivo lo
stravolgimento della natura stessa delle organizzazioni sindacali.
In
questo quadro e anche alla luce del cosiddetto decreto anticrisi emanato dal
governo coni suoi chiari contenuti demagogici e populisti e il suo altrettanto
chiaro segno di classe, acquista un’importanza eccezionale lo sciopero generale
del 12 dicembre indetto dalla sola CGIL a cui si sono aggiunti successivamente
i soli sindacati extraconfederali. Questa giornata può rappresentare una
scadenza decisiva per la generalizzazione delle lotte, l’unificazione dei vari
spezzoni di movimento.
Per
tutti questi motivi il Comitato Federale del PDCI di Roma impegna tutte le
strutture del Partito al massimo sforzo per lapiena riuscita dello sciopero generale.
Impegna
altresì tutte le strutture a proseguire nel lavoro di costruzione nei luoghi di
lavoro, e nei territoriparallelamente
alla raccolta delle firme sulle leggi d’iniziativa popolare, raccolta che va
proseguita, di momenti di iniziativa politica tentando di coinvolgere in queste
le altre forze della sinistra, ed in particolare i compagni di Rifondazione
comunista, tentando così di far fare un passo avanti, nel vivo di una grande
battaglia di massa,alla nostra linea
congressuale dell’unità dei comunisti.
Strumento
utile di questo lavoro è rappresentato dal lavoro che va proseguito e
intensificato per costruire in tutti i territori comitati unitari contro il
carovita e Gruppi di acquisto popolari.
Da
ora fino al 12 dicembre, inizio di un percorso di lotte, questa deve essere la
preoccupazione fondamentale dei comunisti di Roma.
Approvato
all’unanimità nella riunione del 2 dicembre 2008
ODG CONCLUSIVO DEL COMITATO FEDERALE DEL 20.10.2008
giovedì 23 ottobre 2008
Il CF del Pdci di Roma, riunitosi il 20.10.2008, al termine dei lavori approva la seguente mozione all'unanimità.
Il Cf giudica l’
attuale fase di straordinaria importanza caratterizzata dall’ acuirsi della
crisi economica capitalistica. Una crisi che esprime in tutta la sua
drammaticità le contraddizioni del modo di produzione capitalistico mondiale.
Tale crisi tende a modificare gli assetti di potere capitalistici a livello
globale tra Usa, Europa, Giappone e le altre potenze emergenti. Tale tendenza
non potrà che causare nuove tensioni sul piano economico, diplomatico e
militare.
Allo stesso tempo le
politiche messe in campo per affrontare l’aspetto finanziario della crisi, non
potrà che aggravare e peggiorare ulteriolmente le condizioni di vita delle
masse popolari nel mondo e nel nostro Paese.
Inoltre, come
affermato anche nel nostro congresso, l’accelerarsi della crisi comporta il
restringimento degli spazi democratici su cui in Italia il Governo Berlusconi
tende a lavorare con molta efficacia, accostando alla stretta autoritaria una spinta
populista sostenuta da un’ideologia sempre più reazionaria da contrastare sul
terreno della lotta sociale, rilanciando politicamente e nella realtà concreta
i valori antifascisti espressi dalla costituzione repubblicana. La situazione e tanto più grave se si registra
che oggi il Governo Berlusconi tende ad esprimere in maniera più compiuta gli
interessi complessivi delle classi dominanti del nostro Paese strette anche
loro dalle necessità di risposte alla crisi e la vicenda Alitalia
che ha coinvolto pezzi rilevanti dei poteri forti nazionali ne e la controprova
più evidente.
Di fronte a tale
situazione il corteo dell’ undici ottobre rappresenta da una parte l’avvio di
una nuova mobilitazione di massa e dall’altra la verifica della praticabilità
politica dell’unità dei comunisti.
La manifestazione si
è inserita dentro un quadro di ripresa delle lotte nel nostro Paese. Lo
sciopero del 17, le manifestazioni e le occupazioni di scuole e Università come
gli scioperi già proclamati dalla CGIL ne sono la controprova.
E’ chiaro che non è
scontato ancora ne l’esito del processo di unificazione dei comunisti, ne di
queste mobilitazione ma è chiaro che rappresentano entrambi il terreno
fondamentale della nostra azione.
In questo senso è
necessario dar vita ad un lavoro politico di sostegno e internità nelle
mobilitazioni, come quello dare sostanza strategica all’ unità dei comunisti.
Il Cf invita, in
questo senso, a rafforzare la campagna contro la crisi economica avviata dalla
federazione lavorando ad un’iniziativa centrale di alto profilo, rilanciando le
parole d’ordine di difesa del contratto nazionale e di difesa del salario, della
difesa dell’università , la ricerca e la scuola pubblica, immergendosi ancora
di più nel movimento studentesco dei medi e universitari con la FGCI,
sostenendo la lotta per il diritto alla casa che la crisi economica sta
amplificando in maniera drammatica.
Il Cf invita,
inoltre, tutte le organizzazioni
territoriali e di luogo di lavoro a
farsi parte attiva di una mobilitazione di tutto il Partito e dei suoi iscritti
nellacostruzione di iniziative comuni
con il Prc e con l’intera opposizione politica e sociale presente in città, in
funzione dell’obiettivo strategico dell’unità dei lavoratori, costruendo
iniziative contro il carovita a partire dai GAP territoriali, appoggiando e
relazionandosi con i movimenti di lotta in primo luogo nelle scuole presenti
nel territorio, implementando il lavoro di propaganda e preparandosi a dare seguito alla raccolta di
firme sui referendum sulle proposte di legge d’iniziativa popolare che si
stanno definendo a livello nazionale.
Firma la petizione popolare per chiedere l'abrogazione dei ticket sanitari.
Una petizione popolare per chiedere al presidente della regione Lazio Piero Marrazzo l'abolizione del ticket su tutti i tipi di farmaci per ogni fascia di reddito.
Per firmare e per sapere dove firmare rivolgiti alle sezioni del tuo territtorio o direttamente alla Federazione di Roma.
Seminari di formazione
Scuola di Formazione Comunista
per iscritti PdCI Roma
Il 24 febbraio alle 18:30, nella Federazione romana del PdCI, si è tenuto il primo appuntamento della Scuola di Formazione Comunista per gli iscritti del PdCI organizzata dal Dipartimento Formazione PdCI / Fgci Roma.
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