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4° Incontro Europeo sull’Educazione
 
Discorso di apertura del KKE
 
La ricerca storica è uno strumento particolarmente utile nella lotta contemporanea per il socialismo in quanto può contribuire alla rinascita dell’ideologia comunista dentro un contesto di vittoria controrivoluzionaria e consentire ai comunisti di trarre valide conclusioni per un pieno sviluppo della lotta di classe. Per questo motivo la borghesia si premura di intensificare il proprio attacco ideologico e i meccanismi di assimilazione della coscienza popolare, compiendo un deciso e articolato sforzo di “revisione” della storia. In questa azione la borghesia è appoggiata dall’opportunismo che sferra un pesante attacco alla storiografia adattando, per la gestione del sistema, i fatti del passato ai propri scopi ed esigenze.
 
La falsificazione della storia è andata intensificandosi dopo la vittoria della controrivoluzione nei paesi ex socialisti, con l’intento di ridurre o eliminare il contributo del movimento comunista verso i popoli. Essa cerca di contaminare la coscienza delle generazioni più giovani per renderle vulnerabili alla sua cupa propaganda. Attualmente, date le difficoltà di riproduzione affrontate dal capitale, la maggiore evidenza delle condizioni per un aumento della lotta di classe e l’aumento dei crimini imperialisti, l’attività ideologica e politica internazionale delle forze capitalistiche si intensifica a un livello senza precedenti, al fine di manipolare i popoli ed i giovani in particolare.
 
La falsificazione dei fatti storici costituisce una parte della moderna campagna anticomunista condotta da Unione Europea e Stati Uniti nel quadro della strategia generale imperialista. Così, nel 2006, il Consiglio d’Europa ha fatto votare il memorandum anticomunista cercando, per un verso, di esercitare una pressione sui partiti comunisti che insistono nel sostenere i principi della lotta di classe e nel combattere il capitalismo sotto la guida dalla teoria scientifica del socialismo e del comunismo. Nel contempo però, gli imperialisti ammettono così di aver bisogno di nuovi strumenti di repressione constatando di non essere riusciti, quasi 20 anni dopo il rovesciamento del sistema socialista in Europa e nonostante la loro propaganda diffamatoria, a screditare il contributo fornito dal socialismo ai popoli.
 
L’istituzione del 23 agosto come giorno della memoria per le vittime del fascismo e del comunismo, come un giorno di festa per il rovesciamento controrivoluzionario del socialismo, insieme con il rifiuto unanime di tutti i governi socialdemocratici e liberali degli Stati membri dell’UE di votare una dichiarazione di condanna del nazismo, proposta dalla Russia nel dicembre 2009 all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, sono soltanto due esempi recenti della campagna anticomunista europea. Allo stesso tempo, sono forieri di nuove misure di repressione violenta contro i diritti dei lavoratori in tutta Europa, avanzando nella violenza ideologica e politica contro i popoli che, presto o tardi, prenderanno iniziative storiche nei loro paesi così come in Europa. Apertamente o segretamente, attraverso persecuzioni e misure repressive o con la violenza ideologica, l’imperialismo intende cancellare il passato e salvaguardare il proprio futuro.
 
Teme il passato storico perché ha timore della forza della classe operaia e dei popoli. I suoi governi e partiti sono consapevoli di difendere un sistema ingiusto che è corroso dalle sue stesse contraddizioni. Sanno che il capitalismo è un sistema storicamente obsoleto, che non può essere umanizzato come chiedono le forze opportuniste. In questo scenario, l’Unione Europea, promuovendo l’oblio, il silenzio e la distorsione della memoria storica, ha istituito il 9 maggio come “Giornata dell’Europa” abolendo la “Giornata della Vittoria dei Popoli”. Oggi, sulla base di questo stravolgimento, il 9 maggio si celebra nelle scuole con programmi UE sulla “imprenditorialità”. In altre parole, insegnano la negazione della lotta di classe e promuovono la validazione teorica della barbarie capitalista.
 
Naturalmente l’anticomunismo non è un fenomeno contemporaneo, nonostante le dimensioni assunte negli ultimi anni. È apparso da subito non appena il movimento operaio mosse i primi passi, che segnarono la sua emancipazione ideologica e politica della borghesia. Si è rafforzato dopo la fusione del marxismo con il movimento operaio, non appena il marxismo si trasformò nella teoria rivoluzionaria del movimento operaio. La falsificazione della storia, come aspetto caratteristico della propaganda anti-comunista, venne elaborata già nel 1930 dopo la fine della Prima guerra mondiale e durante la crisi economica di sovrapproduzione del capitalismo nel 1929-1933. Da un lato, il suo scopo era di screditare i successi del giovane Stato dell’URSS, mentre dall’altro mirava a nascondere il fatto che il fascismo italiano e tedesco erano collegati alle forti rivalità tra le vecchie potenze imperialiste e quelle nuove in ascesa, secondo il nuovo equilibrio di forze scaturito dalla Prima guerra mondiale e dalla crisi economica.
 
Gli sforzi della borghesia presero vigore nuovamente nel 1950, poiché le borghesie greca, europea e internazionale avevano tutte le ragioni, più di quante non ne avessero dopo la prima guerra mondiale, per far sì che i popoli dimenticassero, per affermare che il nero è bianco e viceversa. Le cause delle due guerre mondiali hanno la stessa radice nelle contraddizioni e conflitti inter-imperialistici. Tuttavia, la Seconda guerra mondiale è stata caratterizzata da un evento storico senza precedenti: oltre alle contraddizioni inter-imperialistiche, in primo piano vi era anche l’evidente contraddizione di classe rappresentata dall’URSS, la contraddizione del socialismo che era passato dalla teoria alla pratica.
 
Il dibattito intorno alle questioni storiche, sia in termini teorici che pratici, è ripreso dopo il rovesciamento del socialismo e la vittoria della controrivoluzione. Il suo nucleo è stata la negazione della lotta di classe come fatto storico oggettivo e la sua sostituzione con deformazioni, come la posizione che considera la verità storica non oggettiva ma dipendente dal punto di vista dell’approccio soggettivo.
 
Allo stesso tempo, la propaganda borghese tenta di alterare la natura stessa del fascismo, attraverso la promozione di analisi non di classe, non storiche. Queste non contengono le vere cause, ma cercano di indurre in errore i popoli attribuendo ai fatti storici motivazioni confuse, di contenuto morale e psicopatologico (come ad esempio la posizione che vede nella personalità di Hitler la responsabilità del fascismo). Così, sganciano il fascismo dal quadro generale del sistema capitalista che lo ha generato, lo isolano dalle sue manifestazioni nei vari paesi come tendenza del capitale internazionale e deliberatamente lo identificano con taluni paesi, gruppi e persone, sgravando in tal modo il capitalismo nel suo complesso.
 
Inoltre, lanciano un attacco senza precedenti al primo tentativo di costruire una società socialista minando e cancellando il ruolo dell’Unione Sovietica nella vittoria antifascista. Essi nascondono deliberatamente il contributo decisivo dell’Unione Sovietica, i 30 milioni di morti, feriti e mutilati, che hanno scritto pagine eroiche e immortali sotto la guida del PCUS e J. Stalin come suo Segretario generale.
 
L’obiettivo principale di questo approccio storico borghese è soprattutto quello di sradicare, una volta per tutte, ogni concetto di lotta popolare che si opponga alla legittimità della classe dirigente. Così, ci si riferisce al carattere “storicamente obsoleto e fallimentare” della lotta di classe che sarebbe confermato dal “crollo del comunismo”. Su questa base si cerca di cancellare la lezione educativa elaborata dal corso storico dell’umanità, vale a dire che, attraverso la lotta per il rovesciamento del potere del nemico, i popoli possono vincere mutando a loro vantaggio il rapporto di forze, anche in condizioni di generale controrivoluzione. Nel loro tentativo di rovesciare i fatti, gli storici borghesi non esitano ad equiparare la violenza rivoluzionaria con il terrorismo. Essi maledicono la violenza, sostenendo che i popoli oppressi e sfruttati non avevano il diritto di esercitare la violenza sui loro oppressori. Essi cercano di far sì che la classe operaia, gli strati popolari e la gioventù assimilino i concetti inventati di “consenso sociale” e di “collaborazione di classe”, ossia l'abolizione dei vecchi “steccati” che ostacolano la promozione della strategia della capitale. Le forze della socialdemocrazia, che sono state messe a prova nell’assimilazione di ampie masse popolari, svolgono un ruolo di primo piano in questo tentativo. Inoltre, sono aiutate dalle forze opportuniste che sostengono le loro false concezioni sotto la maschera del cosiddetto consenso democratico e della memoria storica, mentre diffondono attraverso il sistema educativo la logica della convivenza “pacifica” nella democrazia borghese, il perpetuarsi quindi del capitalismo.
 
L’emergere dell’anticomunismo nella società moderna, fondato sulla restaurazione capitalista, si riflette nelle istituzioni nel loro insieme e nella scuola di classe in particolare. Questo fatto conferma il ruolo e il carattere della scuola contemporanea come strumento per la riproduzione dell’ideologia borghese e del pensiero antiscientifico. In questo quadro, l’attuale propaganda ideologica dei monopoli europei sta penetrando sempre più nei libri di testo e nella vita scolastica in generale. Insieme al generale arretramento verso un pensiero antiscientifico essa promuove la conoscenza empirica e l’analisi teologica dei fenomeni e cioè le fasi pre-scientifiche del pensiero umano.
 
Questo obiettivo è anche assistito dall’ostracismo generale verso la concezione della lotta di classe come motore della storia, dall’occultamento delle leggi storiche e dall’attribuzione dei fenomeni sociali al fato, a determinati leader o personalità. La campagna contemporanea per la “revisione della storia” è la continuazione delle più reazionarie correnti filosofiche della borghesia e si basa sulla negazione del carattere oggettivo della verità e della verità storica in generale. E’ collegata alle correnti del soggettivismo, del relativismo, dell’agnosticismo. Lenin lottò contro queste correnti nel primo Novecento, considerandole un danno per il movimento comunista. Nel contesto delle funzioni ideologiche della scuola borghese, gli studenti imparano a condividere la responsabilità per i problemi sociali che lo Stato borghese e i suoi governi causano.
 
Essi mirano in particolare al socialismo-comunismo come formazione economico-sociale, dato che fanno appello a quei giovani che non hanno esperienza del primo tentativo di costruzione del socialismo, degli eventi e delle cause che hanno portato alla vittoria della controrivoluzione. Così, diffondono la visione che il socialismo sia un’utopia, una chimera, un sogno irrealizzabile, che il capitalismo possa essere umanizzato e possa porre le persone prima dei profitti, che invece il socialismo sia basato sul peggioramento della vita, che equivalga ad arretratezza e che sia incompatibile con la democrazia. Di sicuro il socialismo è incompatibile con la democrazia borghese, con la proprietà capitalistica dei mezzi di produzione e della ricchezza che i lavoratori producono.
 
Anche la volgare campagna contro Stalin è classificata tra i metodi di distorsione storica. Essi ritengono che, basandosi sull’ignoranza e per mezzo del ribaltamento della realtà, stabiliranno nella coscienza delle persone l’equazione tra Hitler, un prodotto del capitalismo, e Stalin, un prodotto del bolscevismo, il risultato più avanzato del genere umano. Gettando fango contro una persona essi intendono, ovviamente, cancellare per intero il primo tentativo di costruzione del socialismo, travisare le condizioni sotto cui si formò la base economica del socialismo. Nonostante le peculiarità di ciascun paese, la base economica del socialismo è fondata sulla socializzazione e concentrazione dei mezzi di produzione e sulla proprietà cooperativa nei settori dove tale concentrazione non esiste e la piena socializzazione non risulta possibile.
 
Allo stesso tempo, cercano di colpire l’autentica lotta per il socialismo, che è più importante e necessaria che mai, una lotta che si basa su analisi scientifiche e sugli insegnamenti dagli errori del passato. Per raggiungere questo obiettivo, utilizzano la campagna contro Stalin, l’identificazione di Stalin con Hitler, la teoria sui “due totalitarismi” che distorce la realtà storica. Essi temono la sollevazione dei lavoratori e dei popoli coscienti poiché sanno che la caduta rivoluzionaria è temporanea. A questo punto, dobbiamo sottolineare il contributo speciale degli opportunisti attraverso il Partito della Sinistra Europea nel quale la condanna dello stalinismo costituisce un prerequisito per l’adesione al partito.
 
Insieme con l’anticomunismo, essi celano o giustificano i crimini della borghesia che vengono spesso presentati come la difesa della loro “democrazia” contro “il fascismo rosso o nero”.
 
Il campo educativo offre molti esempi. Il libro di storia generale dell’ultimo anno delle scuole superiori cita contro Stalin un ridicolo estratto da un libro di Solzenicin. Così, gli studenti di 17 e 18 anni apprendono che il direttore di una fabbrica fu arrestato perché, dopo aver applaudito Stalin per 11 minuti fu il primo a smettere facendo fermare anche il resto dei lavoratori. Lo sguardo attento della polizia segreta lo rilevò!
 
Inoltre, la falsificazione della storia include una bufera di false informazioni e mezze verità. In questo contesto, si falsificano fatti significativi sul ruolo e la tattica che l’Unione Sovietica seguì per conseguire la vittoria sul nazifascismo a favore di tutti i popoli oppressi.
 
Il revisionismo storico, questa “nuova” forma di apologetica imperialista si basa soprattutto sul “Patto Molotov Ribbentrop”. Questo patto costituisce l’asse principale della volgare campagna anticomunista lanciata dalla UE e dagli Stati Uniti insieme con i governi più reazionari della restaurazione capitalista in Lettonia, Estonia, Lituania e il loro portavoce in Grecia. In questo modo, chiedono le scuse da parte dei comunisti in tutto il mondo perché, come sostengono, questi popoli vivevano come schiavi dopo la fine della guerra e perché attraverso questo patto l’Unione Sovietica e la Germania si divisero l’Europa orientale. Hanno spudoratamente mentito per nascondere le responsabilità di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, dei governi dei paesi baltici e della Germania. L’Unione Sovietica non aveva una politica aggressiva e non era interessata alla ridistribuzione del mondo.
 
L’Unione Sovietica non si limitò a difendere il proprio territorio. Scrisse pagine leggendarie in condizioni di accerchiamento capitalistico e di provocazioni, minacce e ricatti, di sovversione e attacchi militari. Il Patto Molotov-Ribbentrop era la condizione necessaria affinché lo Stato socialista preparasse le forze di difesa nel caso in cui la Germania avesse violato il patto e attaccato l’URSS (come è successo). Inoltre ha guadagnato tempo in modo che le forze alleate si impegnassero nella guerra contro la Germania fascista e aiutassero l’eroica resistenza dell’Unione Sovietica.
   
Nonostante i loro sforzi, furono Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia che con la loro tolleranza o il loro attivo appoggio consegnarono la Cecoslovacchia (1938) e la Polonia (1939) nelle mani di Hitler, dichiarando una artificiosa “neutralità” o una guerra che non cominciò fino al maggio 1940 (la guerra “fasulla”). Chiaramente, le democrazie occidentali non rimasero passive durante l’invasione nazista della Polonia a causa della loro debolezza. Dopo tutto, nel conflitto sovietico-finnico furono disposte a offrire sostegno materiale alla Finlandia, mentre Polonia e Gran Bretagna negoziavano segretamente col fascismo tedesco per lanciare un attacco congiunto sull’Unione Sovietica.
 
Un’altra grande menzogna della borghesia si riferisce alla conferenza di Yalta. Quasi tutti gli approcci storiografici borghesi e opportunisti si rallegrano nel dire che questa Conferenza ha “diviso il mondo”. E siccome il loro obiettivo principale è quello di danneggiare la reputazione che l’Unione Sovietica e i partiti comunisti conquistarono durante la Seconda guerra mondiale, il loro argomento inconsistente si riferisce ai paesi che in seguito formarono il Patto di Varsavia, le repubbliche popolari in Europa centrale e orientale. In questi paesi il conflitto sulla questione del potere si intensificò. Alla fine della guerra i movimenti armati popolari guidati dai comunisti andarono oltre la liberazione, fino al rovesciamento del potere statale borghese. L’azione controrivoluzionaria delle forze borghesi sostenute dall’imperialismo (Cecoslovacchia 1948) furono schiacciate con il sostegno risoluto dell’Unione Sovietica. Tuttavia, le decisioni della Conferenza di Yalta riconoscevano semplicemente governi provvisori o la necessità di indire elezioni solo in Polonia o in Jugoslavia e non negli altri paesi liberati dall’Armata Rossa. Quindi, a prescindere dalle loro nozioni artificiose, è evidente che l’imperialismo non fu in grado né ebbe la volontà di coesistere pacificamente con il socialismo, il suo irriducibile nemico di classe, né più ancora di raggiungere un accordo per la spartizione del mondo. La borghesia non avrebbe mai accettato la caduta del suo potere in una serie di paesi e lo sganciamento di questi paesi dalle unioni e organizzazioni imperialiste.
 
La borghesia ha fabbricato continuativamente nozioni per revisionare gli eventi storici dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Così, il libro “Guerra Fredda in Europa, 1945-1991” di John W. Young, professore di Storia Internazionale presso l’Università di Nottingham in Gran Bretagna, che tiene un corso al Dipartimento di Filosofia dell’Università di Atene, riferisce: “... Polonia , Romania e Bulgaria sono state in realtà burattini dei sovietici”, “... Stalin - proprio come Hitler e Mussolini - ha sostenuto un sistema di potere personale basato su una ideologia totalitaria”,“l’Unione Sovietica non ha mai sviluppato un vero welfare state” o che “in Romania, Bulgaria, Ungheria e Jugoslavia le elezioni furono truccate”. Lo stesso libro glorifica il corso della restaurazione capitalista. Purtroppo, per la borghesia, il suo sviluppo regolare è ostacolato dal fatto che sia esistito il potere dei lavoratori negli anni passati. Questo significa che ci sono state reazioni da parte del popolo sovietico, molti ricordano il governo di Stalin, così come i successi quali l’eliminazione della disoccupazione e dell’analfabetismo, l’attenzione per le donne e gli anziani, il tempo libero e, soprattutto, l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. Tutto ciò è stato d’ostacolo all’imposizione e accettazione dello sfruttamento selvaggio dei lavoratori ad opera del capitalismo.
 
In particolare, il KKE e il suo percorso storico sono calunniati e falsati lungo l’intero processo educativo. Questo attacco feroce può essere spiegato con il fatto che, in Grecia, il movimento operaio e l’avanguardia comunista hanno una maggiore capacità di resistere all’erosione e manipolazione imperialista, al veleno del riformismo e dell’opportunismo, nonostante alcune battute d’arresto ed errori nei momenti cruciali.
 
Secondo alcuni estratti che abbiamo raccolto dai libri di storia per studenti di 15 e 18 anni delle scuole superiori si possono citare i seguenti passi:
 
-         Non vi è alcun riferimento alla lettera (al popolo greco) di N. Zachariadis, Segretario generale del CC del KKE, scritta nei sotterranei del Palazzo della polizia segreta di Stato e che fissò la linea della lotta di liberazione nazionale. Ci sono solo riferimenti a Metaxas e Papagos, che furono letteralmente costretti a dire “NO” agli occupanti stranieri. Metaxas consegnò anche migliaia di quadri del Partito comunista ai tedeschi e Zachariadis alla Gestapo e successivamente inviato al campo di concentramento di Dachau
 
-         Non vi è alcun riferimento ai tre governi greci durante l’occupazione, mentre il Fronte di Liberazione Nazionale (EAM), appare improvvisamente nel testo insieme con la Lega Nazionale Repubblicana Greca (EDES) e Liberazione Nazionale e Sociale (EKKA) senza alcun riferimento al fatto che il KKE fu la guida e l’anima dell’EAM, dell’Esercito di Liberazione Popolare Greco e dell’Organizzazione Panellenica Unita della Gioventù. Non solo si svilisce la resistenza nazionale dell’EAM e generalmente il ruolo del KKE nella storia greca, ma si pone anche sullo stesso piano la lotta dell’EAM con l’azione delle truppe militari che partecipano alle missioni imperialiste in Medio Oriente (testo dell’ultimo anno delle superiori).
 
-         All’università, gli “ex cathedra” profondamente reazionari educano ad equiparare il ruolo dell’EAM e dell’Esercito Democratico di Grecia (DSE) con i Battaglioni di sicurezza, attribuendo ad entrambe le parti le “atrocità commesse da greci contro greci”, nascondendo il carattere di classe della resistenza dell’EAM e la lotta del DSE per la liberazione nazionale, da un lato, e la collaborazione dei Battaglioni di sicurezza con il governo tedesco e quello collaborazionista greco durante l’occupazione, dall’altro. Hanno anche cura di dire che il “terrore rosso” contro la gente comune ha portato alla creazione della “Battaglioni di Sicurezza” ed è stato responsabile della loro durezza, mentre in realtà la loro creazione fu decisa dal Primo ministro Rallis e dall’amministrazione tedesca, con la benedizione della Gran Bretagna. Così lo Stato borghese avrebbe avuto un’altra forza armata e avrebbe attaccato insieme ad altre organizzazioni terroristiche e antipopolari l’EAM e il KKE. E’ accresciuta in particolare la necessità del conflitto ideologico sui temi della falsificazione storica, che rafforzi la preparazione degli studenti membri del KNE in modo da rispondere alle false nozioni dei docenti borghesi.
 
-         Con furia ancora maggiore snaturano i tre anni epici del DSE: 1946-1949. Fu il periodo della lotta di classe armata del nostro popolo, quando per la prima volta fu sollevata la questione del potere e il KKE ne era il cuore pulsante e la forza dirigente. Essi caratterizzano questa lotta come “atti di ritorsione, soprattutto nelle campagne, dove la presenza dell’autorità statale è sempre stata nell’ombra”. Essi chiamano ombra tutti i tipi di bande para-statali che moltiplicarono a dismisura le azioni criminali contro il KKE e l’EAM, con l’assistenza dell’esercito britannico.
 
La falsificazione della storia e l’anticomunismo sono “popolari” nei vari programmi scolastici europei che nel corso degli ultimi anni hanno prevalso in tutti i livelli del sistema scolastico in Grecia, nel tentativo di distorcere profondamente la storia e promuovere una propaganda ideologica. Essi mirano a condannare il socialismo-comunismo e presentare l’UE come garante della pace, come una strada a senso unico per i popoli, offuscando i crimini imperialisti contemporanei in Jugoslavia, Palestina, Iraq e Afghanistan.
 
Ad esempio:
 
In occasione del 20° anniversario dalla caduta del muro di Berlino è stata lanciata, ancora una volta, una propaganda anticomunista introdotta nelle scuole. Così, la Direzione scolastica primaria e secondaria ha inviato circolari e in tutta la Grecia sono stati distribuiti testi agli studenti che descrivevano la creazione del muro come segue: “un gran numero di persone nella Germania dell’Est erano insoddisfatte della propria vita in quel luogo e fuggirono verso l’Occidente. Questo portò a enormi difficoltà economiche in Germania Est e così, il 13 agosto 1961, il governo tedesco-orientale decise di costruire un muro al confine tra Berlino Est e Ovest. Ai confini con la Germania Ovest furono piazzati filo spinato e mine e i tiratori scelti e le pattuglie uccidevano chiunque cercasse di passare. Comunque, molte persone che cercarono di fuggire hanno pagato con la vita”.
 
Ai figli della classe operaia e degli strati popolari viene insegnata una storia distorta e non potrebbe essere altrimenti perché l’istruzione e il suo contenuto hanno un carattere di classe. In una società dove domina economicamente e politicamente la borghesia, la storia sarà scritta secondo il suo punto di vista e i suoi interessi in modo da rispondere alle esigenze dello sviluppo capitalistico. Le forze che sostengono il contrario fingono solamente. La classe operaia trae vantaggio dalla conoscenza. La borghesia, al contrario, si avvantaggia con la falsificazione. La classe operaia ha dalla sua parte la giustizia. La borghesia l’ingiustizia. Su questa base noi e loro, rispettivamente, giudichiamo gli eventi storici.
 
Noi guardiamo dentro gli eventi storici nel loro percorso e contesto storico, non in modo parziale, superficiale, falso. Secondo il nostro modello, la teoria del materialismo storico, sono le masse popolari le creatrici della storia. Senza sottovalutare il contributo delle figure dirigenti, ma considerandole nella loro giusta misura e funzione, essa dimostra il ruolo delle masse nella produzione e nell'agire politico. La verità storica è una, non molte. Accertare la verità è spesso un procedimento complesso che richiede studio e una buona valutazione dei dati e delle fonti. Tuttavia, riteniamo che, nonostante le difficoltà, la verità storica possa essere raggiunta avendo come strumento metodologico l’osservazione del corso della lotta di classe in tutti le fasi e le epoche. Allo stesso tempo, essa costituisce un'arma fondamentale necessaria per l’organizzazione della lotta rivoluzionaria, per la base scientifica della strategia del Partito Comunista.
 
La lotta contro l’anticomunismo rappresenta per il KKE un grande attacco a livello politico, ideologico e di massa. Le risoluzioni dell’ultimo congresso del nostro Partito sottolineano la necessità di lottare contro l’isteria anticomunista e, rafforzando il nostro movimento, trasformarla in campo d’azione del movimento operaio e del movimento giovanile. Il prossimo congresso della Gioventù Comunista di Grecia metterà in prima linea la lotta contro la revisione della storia e il contrattacco per la difesa del socialismo che abbiamo visto realizzato e della strategia del nostro partito. Oggi il KKE è più forte nella lotta contro la falsificazione della memoria storica, temprato dal profondo studio delle cause del rovesciamento controrivoluzionario e della sua strategia nel corso dei suoi 90 anni. Prosegue nello studio scientifico e profondo della sua storia e da questo processo deriva la capacità di riconoscere gli errori, per definire una politica indipendente indirizzata al socialismo-comunismo, senza essere integrati in scenari borghesi.
 
L’utilizzo della storia per il rafforzamento del Partito, come elemento integrante dell’internazionalismo proletario in contrasto con il cosmopolitismo del capitale, è quello che dà fastidio e preoccupa i capitalisti e i loro partiti. In realtà, il fatto di non studiare la storia in modo chiuso, ma attraverso un processo aperto alla classe operaia, agli strati popolari e alla gioventù, aumenta la loro apprensione. Il nostro Partito ha risposto all’attacco anticomunista con presentazioni di libri che svelano la verità storica nelle scuole e nelle università, con argomenti che rispondono alle menzogne della borghesia e rafforzano il nostro movimento. La Gioventù Comunista di Grecia è stata in prima linea, per esempio, nello sforzo di rivelare il carattere di classe della democrazia borghese. All’inizio dell’anno scolastico una speciale circolare è stata inviata a tutte le scuole per organizzare eventi in occasione della “Giornata della democrazia”, secondo le indicazioni delle Nazioni Unite, per legittimare nella coscienza plasmabile dei giovani i crimini dell’imperialismo contemporaneo. Il KNE insieme con i 15 Consigli degli studenti membri e il Coordinamento studenti delle scuole secondarie ha organizzato eventi che hanno sottolineato l’eroico “NO” del popolo greco al fascismo, il ruolo della resistenza nazionale dell’EAM, gli eventi del dicembre ‘44 e gli epici 3 anni del DSE e anche una speciale pubblicazione del Coordinamento degli studenti delle scuole. Sono stati utilizzati media audiovisivi e vari eventi culturali rievocando la storia attraverso le canzoni militanti. Si sono inoltre organizzate visite per gli studenti nei luoghi storici come il poligono di Kesariani e manifestazioni nelle scuole con la partecipazione dei combattenti della resistenza.
 
KKE e KNE hanno assunto molteplici iniziative simili nelle università. Abbiamo diffuso massicciamente i nostri volantini e molte associazioni di studenti hanno adottato risoluzioni contro il memorandum anticomunista e contro l’istituzione del 23 agosto come giornata europea del “ricordo per le vittime dei regimi totalitari” equiparando il comunismo a nazismo e fascismo. Abbiamo organizzato “contro-corsi” ed eventi su alcuni aspetti della storia del nostro Partito dimostrando al tempo stesso che l’anticomunismo e il parlamentarismo borghese possono effettivamente convivere. Ciò è dovuto al fatto che la classe dirigente o settori di essa ricorrono all’anticomunismo e al fascismo quando non riescono a integrare e ridurre al silenzio il movimento popolare con i mezzi normali o quando vogliono evitare un brusco aumento della lotta di classe.
 
Abbiamo direttamente organizzato una campagna coordinata per la raccolta di firme da parte di organizzazioni di massa e personalità contro l’attacco anticomunista di UE e Stati Uniti e in difesa del socialismo che abbiamo visto realizzato. Le abbiamo portate ai sindacati degli insegnanti sottolineando il loro ruolo educativo come un elemento integrante della resistenza al fatalismo e al servilismo, alla sottomissione verso la legalità borghese e la violenza della borghesia. Abbiamo scritto un gran numero di articoli nelle edizioni e nei libri del Partito che fanno luce su vari aspetti della storia attraverso documenti e riscontri.
 
Non ci illudiamo che sia possibile cambiare i libri di storia che vengono oggi utilizzati nelle scuole senza cambiare radicalmente l’intero sistema educativo, l’economia e, in definitiva il potere. Naturalmente, ci possono essere parziali miglioramenti sotto la pressione del movimento operaio, popolare e giovanile, ma la filosofia che passa attraverso i libri e il loro contenuto non cambia sotto le attuali condizioni socio-politiche. La comprensibilità del conflitto ideologico nelle scuole, in classe e fuori è una condizione preliminare. La condanna di ogni forma di anticomunismo nelle scuole e in generale nella società, sottile o palese che sia, è un compito primario del movimento operaio, nonché degli educatori, degli studenti medi e universitari provenienti dagli strati poveri e popolari. In questo senso, il contributo degli educatori comunisti militanti durante le lezioni è determinante. Divulgare la verità storica non costituisce un’altra responsabilità “accademica”: è parte integrante della formazione militante in modo che la classe operaia di domani abbia fiducia del suo potere e nella sua logica e comprenda la sua posizione e missione storica come classe.
 
E’assolutamente necessario organizzare il contrattacco sulla base dei contenuti didattici della scuola e delle esigenze educative contemporanee in termini ideologici, come movimento e in direzione di un diverso percorso di sviluppo, verso la via e la prospettiva del potere popolare, del socialismo. La storia è legata alla lotta di classe generale e costituisce un’arma nella lotta per il potere popolare in quanto ci permette di trarre conclusioni sul ruolo di ogni classe nel corso della storia. Ciò è particolarmente importante oggi che i giovani devono essere rinforzati ideologicamente contro i loro sfruttatori. Il corso vittorioso della nostra classe, con i comunisti in prima linea, rafforza la fiducia di tutti i giovani riguardo la giustezza della lotta della classe operaia e sul fatto che possa conquistare il potere.
 
Lettera aperta a Gianfranco FINI su Celori
Al Presidente della Camera
On. Gianfranco Fini


Egregio  Presidente,

Le scriviamo la presente per sottoporre alla Sua attenzione il grave affronto alla Costituzione Repubblicana ed ai suoi fondamenti, rappresentata dalla distribuzione di un Calendario con il volto di Mussolini su cui il 2010 viene definito con la cronologia dell’era fascista da parte di Celori candidato del PDL.
Riteniamo sia necessario un intervento autorevole come il Suo perché chi fa apologia del fascismo e di Mussolini venga escluso dalle liste per elezioni così importanti come quelle Regionali.
Vorremmo sottolineare che proprio dagli scranni del Parlamento che oggi Lei presiede, Benito Mussolini si assunse la responsabilità politica e morale dell’omicidio Matteotti. Da li la tragedia per l’Italia fino all’umiliazione dell’occupazione nazista. Un umiliazione riscattata con il contributo decisivo  della Resistenza che ha portato ad un Italia libera e democratica.
Chiediamo quindi a Lei, per il ruolo e la funzione che svolge, un intervento che possa far retrocedere il PDL dal presentare nelle sue liste personalità che danneggiano non solo l’immagine di quel partito ma quello dell’intero Paese.




Per la Federazione della Sinistra

Fabio Nobile
Alfio Nicotra
Rosy Tomassi
Corrado Morgia
 
Il furto dell’acqua

19 febbraio 2010   ore 16 Circolo Arci Concetto Marchesi, via del Frantoio 9 (fermata metro B - S. Maria del soccorso) incontro pubblico contro  la  privatizzazione

Entro il 2011 l’affidamento dei servizi pubblici (trasporti, rifiuti, acqua, energia)  passerà nelle mani di imprenditori. E’ quanto legiferato dal Governo all’art. 15 del decreto  legge 135 (20 novembre 2009).

Il pubblico non è escluso ma sarà il privato a decidere quanto e come investire. E il privato deve fare profitto.    Il profitto si fa abbassando gli investimenti (qualità del servizio), aumentando le tariffe (30-40% in più),   intervenendo sul costo del lavoro (licenziamenti e precarietà). Usciranno soldi dalle tasche dei cittadini.

Pochi  gruppi imprenditoriali guadagneranno  tanto. L’acqua, iil bene più prezioso dell'umanità, andrà sempre    più scarseggiando: per i cambiamenti climatici, per l'aumento demografico, per  lo sperpero e l’uso irrazionale. L'acqua è vita, l'acqua è un diritto fondamentale umano. Privatizzare l’acqua equivale a rubare poiché si ricava profitto illecito da un dono di natura. (Alex Zanotelli)
L’incontro  che abbiamo promosso vuole essere  un momento di confronto  tra varie realtà territoriali che si battono contro la privatizzazione dell’acqua. Vogliamo mettere in discussione la natura , la realtà e i profitti    della S.p.A  Acea. Questa multiutility (servizi elettrici,  ciclo dei rifiuti) gestisce l’acqua di quasi tutto il Lazio, una parte della Campania, l’Umbria e quattro ATO su sei della Toscana. E’ il primo operatore nazionale del circuito idrico (10% del mercato). Dal dibattito vogliamo verificare la possibilità di costruire una battaglia unitaria di tutte le forze democratiche, della sinistra e di quanti difendono gli interessi dei cittadini.
In questa direzione abbiamo predisposto la raccolta di firme per una delibera dei Consigli Municipali: perché  si  impegni il Consiglio Comunale di Roma a riconoscere l’acqua come bene comune pubblico e a caratterizzare la gestione del servizio idrico integrato come servizio pubblico privo di rilevanza economica.

 INTERVERRANNO:

Fabio Nobile

Elio Romano

PAOLO FERRERO

 
Comunicato Stampa
Omniroma-REGIONE, NOBILE (FDS): INSERIRE PRECARI IN PERCORSO STABILIZZAZIONE
(OMNIROMA) Roma, 17 feb - "Vergognoso che ancora si discuta ella stabilizzazione dei precari della Regione Lazio. Sosteniamo la protesta dei sindacati confederali che si oppongono alla decisione del commissario straordinario Guzzanti e crediamo che le nostre battaglie, come quella sull' abolizione dei ticket sanitari, colgano in pieno nel segno di una struttura che deve rilanciarsi nella stabilità. Vogliamo che tutti i precari siano inseriti in un percorso di stabilizzazione contrattuale e saremo presenti alla fiaccolata di domani in Piazza Barberini". Lo dice in una nota Fabio Nobile, portavoce della Federazione della Sinistra Roma.
 
Comunicato STAMPA
 

Comunicato Stampa

Nobile (Federazione della Sinistra Roma): “Celori con il suo calendario su Mussolini commette apologia di fascismo, che dice la Polverini al riguardo?”

 

 

“E' una vergogna! Celori dovrebbe essere cacciato da La Pisana per apologia di fascismo! Il calendario su Mussolini che, a suo dire, è solo un gadget rappresenta l'ennesima dimostrazione che non esiste una reale revisione del fascismo nella destra italiana. Vorrei sapere a questo punto la candidata Polverini che dice al riguardo, il suo silenzio negli organi di stampa è assordante e sa di complicità”, lo dice Fabio Nobile, portavoce della FdS Roma (PdCI, PRC, Soc.2000, Lav e Solid).

 
COMUNICATO STAMPA

“Nobile (Federazione della Sinistra - Roma) su consiglio comunale acqua: è un diritto pubblico di tutti”



“Siamo presenti nella battaglia che i movimenti per l'acqua pubblica stanno facendo anche oggi durante una seduta del Consiglio Comunale che toccherà un tema centrale per la vita dei cittadini romani; l’ipotesi di un acqua privatizzata è un affronto ai più basilari principi che caratterizzano l’esistenza. L’acqua è un bene insostituibile per la vita e deve essere pubblica e accessibile a tutti; il servizio idrico a Roma è stato sempre di più allontanato dal controllo della cittadinanza e resa una società mista collocata in Borsa. A questo noi diciamo no! Serve un percorso partecipato con il Comune e i Municipi che rimettano al centro la questione di un servizio idrico pubblico, la lotta culminerà nella importante manifestazione del 20 marzo su questo tema: noi ci saremo.” Lo dice in una nota Fabio Nobile, portavoce della Federazione della Sinistra – Roma.
 
80° anniversario dalla fondazione del Partito Comunista del Vietnam
 
02/02/2010
 
L'avanzata del socialismo rappresenta l'inesorabile progresso della rivoluzione vietnamita, nel giusto cammino scelto dallo scomparso presidente Ho Chi Minh, dal Partito Comunista del Vietnam (CPV) e dal popolo, dice il Segretario Generale del Partito Nong Duc Manh.
 
La scelta è stata compiuta nel primo programma politico adottato nella conferenza fondativa del CPV e nei programmi successivi, ha detto Manh in un grande incontro ad Hanoi il 2 febbraio per celebrare l'80° anniversario del Partito.
 
Nel discorso introduttivo, Manh ha ripercorso le tappe principali degli 80 anni di storia del Partito, dicendo che il CPV è sempre stata in grado di coniugare gli obiettivi dei lavoratori con i movimenti patriottici, gli interessi di classe con gli interessi nazionali, diventando guida d'avanguardia della classe operaia, del popolo e della nazione vietnamita.
 
Il leader del Partito Nong Duc Manh ha confermato la via al socialismo in Vietnam.
 
Ha colto l'occasione per esprimere la profonda gratitudine del popolo vietnamita verso lo scomparso presidente Ho Chi Minh - fondatore del CPV - e verso generazioni di dirigenti di partito, martiri eroici e compagni concittadini che hanno lottato con fedeltà fino al sacrificio per l'indipendenza nazionale, il socialismo e il benessere del popolo.
 
Ha anche ringraziato gli amici internazionali per il loro spassionato appoggio e l'aiuto prezioso per il Vietnam nella sua lotta passata per l'indipendenza nazionale e il suo attuale processo di costruzione e sviluppo nazionale.
 
Manh ha osservato che da quando il Partito ha avviato il Doi Moi (Rinnovamento) nel 1986, da nazione povera e sottosviluppata il Vietnam ha compiuto un grande passo verso l'industrializzazione e la modernizzazione nazionale. Ha progressivamente costruito e sviluppato un'economia di mercato orientata al socialismo che comprende molti settori economici e modi di proprietà, attivamente integrati nell'economia mondiale.
   
Il paese ha minimizzato il ritardo economico nazionale, attutito l'impatto della crisi finanziaria regionale del 1997 e superato l'attuale recessione economico e finanziaria mondiale.
 
Nonostante la crisi globale, ha detto Manh, il Vietnam ha mantenuto la stabilità macroeconomica e ha raggiunto un tasso di crescita del PIL relativamente elevato. Il sistema politico del paese è stato promosso con grande unità nazionale, sono state mantenute la stabilità socio-politica, la difesa nazionale e la sicurezza. Il ruolo del Vietnam si è elevato a livello internazionale, spianando la strada per radiose prospettive.
 
Il Segretario del partito ha affermato che la consapevolezza del socialismo e il percorso verso il socialismo sono diventati "più nitidi" nel processo di Rinnovamento: il socialismo e l'edificazione del socialismo hanno avuto forma concreta in Vietnam.
 
Ha parlato del valore delle lezioni teoriche e pratiche che il Partito ha appreso nel perseguire la rivoluzione: persistere nell'obiettivo di indipendenza nazionale e nel socialismo, promuovere la più grande coesione nazionale e la creazione di un fronte unico nazionale, saldamente appoggiato sull'alleanza tra operai-contadini e intellettuali; costruzione di uno Stato "del popolo, per il popolo e del popolo", stimolare la creatività nel metodo rivoluzionario e accrescere costantemente la capacità di guida e lo spirito combattivo del Partito.
 
Manh ha sottolineato che il compito principale del CPV attualmente è quello di motivare il popolo vietnamita ad accelerare il processo di rinnovamento, l'industrializzazione e la modernizzazione nazionale e completare il periodo di transizione verso il socialismo.
 
Ha detto che qualsiasi orientamento, politica e passo compiuto dal Partito è volto a servire gli interessi del popolo e della nazione, sforzandosi di trasformare il Vietnam in una nazione industriale entro il 2020.
 
Nel prossimo futuro il Partito deve concentrarsi nello studio teorico e traendo insegnamento dall'esperienza pratica, in particolare dal processo di Rinnovamento Doi Moi, deve chiarire ulteriormente la strada verso il socialismo in Vietnam.
 
Di fronte alle difficoltà, ha detto Manh, il Partito e lo Stato presterà maggiore attenzione al miglioramento delle condizioni di vita dei beneficiari della politica sociale, dei poveri, dei gruppi etnici che vivono in aree remote.
 
Dobbiamo coniugare con sapienza crescita economica e sviluppo culturale e attuare il progresso e l'equità sociale in ogni politica, a ogni passo.
 
Maah ha evidenziato le coerenza della politica del Partito tesa a unire tutti i 54 gruppi etnici del Vietnam, tutte le classi, tutte le religioni e tutti i cittadini vietnamiti che vivono all'estero.
 
Il Partito e lo Stato hanno adottato linee guida e politiche volte a creare le condizioni migliori perché ogni classe, ogni forza e ogni individuo possa lottare per i propri legittimi interessi e contribuire nel modo più efficace allo sviluppo nazionale.
 
Ha continuato sostenendo che la promozione dell'unità nazionale proseguire di pari passo con il rinnovamento del sistema politico, l'edificazione e il graduale perfezionamento della democrazia socialista.
 
Manh ha ribadito accanto ai compiti fondamentali, quali lo sviluppo economico, la costruzione del Partito e il suo rinnovamento, l'elevazione culturale e spirituale della società, la centralità anche della difesa e della sicurezza nazionale per salvaguardare con fermezza lo Stato socialista vietnamita.
 
Egli ha sottolineato infatti che tra i compiti principali del Vietnam sono inclusi la difesa della sovranità nazionale e dell'integrità territoriale, il mantenimento della stabilità politica, la sconfitta di tutti i progetti sovversivi condotti da forze ostili, la costruzione di forze armate regolari, tessendo relazioni multilaterali e diverse con l'estero in un'integrazione mondiale.
 
Il Vietnam è un amico, un partner affidabile e un membro responsabile della comunità internazionale che prende parte attiva negli affari regionali e internazionali e vuole contribuire alla comune lotta dell'umanità per la pace, l'indipendenza nazionale, la democrazia e il progresso sociale, ha detto ancora Manh.
 
Ha sottolineato la necessità di costruire un Partito forte, considerando questo compito la chiave di volta per la rivoluzione vietnamita. Ha promesso di costruire un Partito ideologicamente puro e politicamente e organizzativamente forte, un Partito unito e strettamente legato al popolo, che si basi su metodi scientifici, quadri dirigenti e militanti preparati, un Partito che meriti di essere la guida del popolo.
 
Manh ha invitato il Partito, il popolo e l'esercito a lavorare di più per superare le difficoltà e le sfide future, adempiendo agli obiettivi di sviluppo e preparandosi a tutti i livelli per l'11° Congresso del Partito Nazionale previsto nel gennaio 2011.
 
I dirigenti del Partito e di Stato hanno deposto una corona di fiori in omaggio al Presidente Ho Chi Minh, fondatore del CPV.
 
Alla riunione hanno partecipato gli ex segretari generali del Partito Do Muoi e Le Kha Phieu, il Presidente Nguyen Minh Triet, gli ex presidenti Le Duc Anh e Tran Duc Luong, il Presidente dell'Assemblea nazionale Nguyen Phu Trong, l'ex Presidente dell'Assemblea nazionale Nguyen Van An, l'ex Primo Ministro Phan Van Khai, e il Presidente del Fronte della Patria del Vietnam Huynh Dam.

 

 
La FIAT prende i soldi e scappa all’estero
 
di Domenico Moro
 
La crisi economica, soprattutto nel settore auto, è un dato di fatto, eppure per le grandi imprese è una occasione d’oro per ristrutturarsi, ridurre i salari, ed eliminare personale, utilizzando per di più gli aiuti dello Stato. A questo proposito, la Fiat rappresenta un caso emblematico.
 
Dopo aver beneficiato nel 2009 di consistenti aiuti statali, che hanno pesato per il 40,7% sulle nuove immatricolazioni auto in Italia (675mila veicoli su un totale di 1,67 milioni), la Fiat riceverà nel 2010 un ulteriore incentivo di 300-350 milioni, come prevede il decreto che dovrebbe essere approvato a breve dal governo Berlusconi. E tutto questo senza contare i consistenti aiuti statali sotto forma di cassa integrazione, che la Fiat ha esteso a tutti gli stabilimenti in questo inizio di 2010.
 
Fino ad oggi, la Fiat è ricorsa al ricatto: niente aiuto statale, niente mantenimento dei livelli occupazionali. Una equazione che non ha sempre funzionato, e che non ha impedito alla Fiat di ridurre costantemente la forza lavoro impiegata in Italia, aumentandola globalmente negli ultimi tre anni, caso pressoché unico tra le multinazionali dell’auto europee e Usa.
 
Più recentemente, nonostante i soldi pubblici ricevuti, la Fiat ha decretato la morte dello stabilimento siciliano di Termini Imerese. In effetti, come ha spiegato la Repubblica, esisteva un piano Fiat per espandere Termini e renderlo più profittevole, portandolo dal semplice assemblaggio di pezzi a sito di produzione di un maggior numero di componenti. Questo progetto, però, è stato messo da parte, ufficialmente per ragioni burocratiche legate all’impossibilità dell’uso industriale dei terreni richiesti per gli impianti. La ragione vera è, però, un’altra. Siamo ad un passaggio di fase importante nel modello di accumulazione, che si caratterizza nel contempo per una maggiore concentrazione, attraverso fusioni e alleanze, e per un maggiore impulso alla internazionalizzazione.
 
Gli investimenti che dovevano andare in Sicilia sono stati dirottati in Serbia. Qui, nello stesso giorno in cui Marchionne annunciava la morte di Termini, arrivava un investimento di 100 milioni di euro, la prima tranche di un totale di 700 milioni. La nuova Fiat serba rileverà la vecchia Zastava, che produceva nel passato modelli Fiat su licenza, e sarà al 67% della Fiat e al 33% dello Stato serbo. Quindi, anche in questo caso la Fiat beneficerà di un consistente aiuto statale. In effetti, l’abilità maggiore della multinazionale italiana si sta rivelando quella di andare in giro per il mondo a raccattare soldi pubblici, come ha fatto negli Usa, dove, attraverso l’acquisizione della Chrysler, il gruppo torinese comparteciperà agli aiuti massicci concessi da Obama al settore auto.
 
Mentre in Italia la Fiat in Italia licenzia, in Brasile (che è il suo primo mercato mondiale e dove pure ha ricevuto un forte sostegno pubblico) ha assunto negli ultimi tre anni 8mila addetti e in Serbia ne assumerà almeno altri mille. Un altro aspetto “strano” della situazione è che la Fiat in realtà non sta andando così male, soprattutto in confronto alle altre case automobilistiche. La Fiat, tra le prime dodici case della Ue a 27 con una quota dell’8,7%, è una delle sole quattro ad aver registrato nel 2009 un incremento delle vendite (+6,3%), portandosi al sesto posto a poche decine di migliaia di pezzi dalla GM. Solo le ultime due in classifica, la Hyundai e la Kia, hanno fatto meglio, ma con volumi assoluti non paragonabili a quelli della Fiat. Anche in Italia la crescita delle vendite Fiat nel mese di gennaio è stata consistente, con un + 30,2%.
 
Il fatto è che la Fiat ha spostato la sua produzione fuori dall’Italia, dove si produce appena un terzo delle auto assorbite dal mercato interno, una quota inferiore non solo a quella di Paesi di nuova industrializzazione ma anche a quella di Paesi capitalisticamente maturi come Francia e Germania. I modelli a marchio Fiat che stanno realizzando i volumi maggiori, la 500 e la Panda, sono prodotti in Polonia ed importati in Italia. La strategia Fiat è evidente: concentrarsi sulla produzione di massa di auto economiche a livello globale e pertanto spostare quote crescenti di produzione nei Paesi in via di sviluppo.
 
Nel 2002, secondo uno studio di Société Générale, i ricavi Fiat venivano dai mercati emergenti per il 14%, nel 2009 per il 28%, e si prevede che la percentuale salirà nei prossimi 3-5 anni al 44%. Le produzioni di auto premium a maggiore valore aggiunto, che normalmente vengono conservate nei Paesi più avanzati come accade in Germania con BMW e Mercedes, sono state abbandonate. Due marchi prestigiosi, prima Lancia e poi Alfa Romeo, sono stati praticamente distrutti dalla rinuncia ad adeguati investimenti da parte della Fiat. Come sempre, la competizione viene affrontata dalla Fiat non con l’innovazione, ma con la riduzione dei costi.
 
Ma torniamo al rapporto Fiat-Stato. Secondo l’ineffabile Marchionne, fino a poco tempo fa osannato come salvatore della Patria e novello conquistador in terra americana, “Siamo il maggiore investitore in Italia, ma non abbiamo la responsabilità di governare il Paese.”, intendendo con ciò che si lavava le mani di Termini. Se Marchionne, il quale come amministratore delegato percepisce annualmente la quisquilia di 3,4 milioni di euro, ha ragione a ricordare che la Fiat è una impresa privata il cui fine è la massimizzazione del profitto, non si capisce perché, anziché affidarsi al mercato, la Fiat accetti e solleciti i soldi pubblici. Per coerenza dovrebbe rifiutarli, cosa che si guarda bene dal fare.
 
A questo punto, è bene fare un passo indietro. Tralasciamo il fatto che la Fiat nasce come grande agglomerato industriale grazie alle commesse statali, prima con la guerra di Libia e la Prima guerra mondiale e poi con le guerre del fascismo, e veniamo ad epoche più recenti. Negli anni 90 gli aumenti di capitale della Fiat sono stati congegnati in modo da ridurre al minimo l’impegno diretto degli Agnelli, cioè del capitale privato. Indovinate su chi si sono scaricati allora gli oneri degli investimenti? Sulle finanze pubbliche, ovvero sui lavoratori dipendenti (tra i quali sono gli operai Fiat), gli unici che pagano interamente le tasse. Infatti, Massimo Mucchetti in “Licenziare i padroni?” ha scritto: “Nel decennio 90 lo stato italiano ha dato al gruppo Fiat un po’ più di 10 miliardi di lire e ne ha ricavato più o meno 6500 di imposte. Nello stesso periodo, gli azionisti della Fiat hanno versato un po’ meno di 4200 miliardi nelle casse sociali sotto forma di aumento di capitale e ne hanno ritirati quasi 5700 sotto forma di dividendi. Nel rapporto tra stato e azionisti è chiaro chi ha dato e chi ha preso. (…) Nondimeno è curioso che i due terzi dei mezzi freschi immessi dalla Fiat negli ultimi dieci anni provenga dallo stato.”
 
No, per la verità non è affatto curioso, si tratta di un andazzo storico, che si ripete ancora oggi allorché la Fiat, da una parte, licenzia e prende soldi dallo Stato e, dall’altra parte, distribuisce un dividendo di 237 milioni ai suoi azionisti. All’estero le cose non vanno esattamente nello stesso modo. In Francia, ad esempio, la Renault è stata costretta dal governo Sarkozy a ritornare sulla sua decisione di spostare all’estero la produzione della nuova Clio, garantendo i livelli occupazionali. La stessa garanzia ha dovuto dare la Opel a fronte degli aiuti del governo tedesco, mentre, sempre in Germania, la Daimler si è accordata con i sindacati per assicurare il mantenimento dei 37mila addetti attuali fino al 2020, rinunciando a spostare la produzione della classe C negli Usa.
 
La presunta efficienza privata sembra non poter resistere senza la comoda rete di salvataggio pubblica. Il capitalismo reale è dappertutto questo: profitti privati con soldi pubblici. Ma in Italia il governo e lo Stato, assumendo una posizione del tutto subalterna di fronte alla Fiat, non ottengono neanche una contropartita minima in termini occupazionali in cambio dei soldi pubblici erogati, che finiscono per finanziare soltanto l’espansionismo estero della Fiat. A maggior ragione il governo di un premier, Berlusconi, che ha tutto l’interesse a non scontentare la Fiat in vista dei giochi di riassetto del potere economico in cui è impegnato in Italia.
 
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