Chiudere i nasoni non serve a nulla. Le fontane pubbliche di Roma erogano appena l’1% di tutta l’acqua che viene consumata in città per fini privati, pubblici, industriali. Vengono additate come fonte di spreco, ma in realtà incidono pochissimo e servono anche a mantenere la stabilità di pressione della rete idrica, mentre i veri sprechi sono causati da strutture colabrodo che arrivano a perdere in alcuni tratti anche il 40% dell’acqua. Inutile dire che, per noi comunisti, ACEA dovrebbe essere una società pubblica, al 100% nelle mani dello Stato e degli enti locali e non una società in cui il 49% è detenuto da azionisti privati, che spingono a fare investimenti per comprare nuove società in giro per l’Italia (è impressionante il numero di società controllate o partecipate da ACEA), fare profitti e non investire un euro nel miglioramento della rete idrica. Servono scelte di campo, non palliativi, buoni solo per fare notizia al tg regionale delle 14.00.

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